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La sala dei Banchetti, un tempo collegata con la residenza dogale mediante
un passaggio aereo costruito dietro le absidi della chiesa, nel corso dell'Ottocento
viene incorporata nel nuovo palazzo patriarcale e nel 1991 ceduta dal patriarca
Marco Cè al Museo.
Tra il 2001-2002 un'accurata ricerca ha consentito di individuare spazi mai
aperti, attraverso i quali realizzare il collegamento tra le stanze sopra
l'atrio-nartece e la stessa sala dei Banchetti.
In questo spazio ci sono le opere da esporre in un ambiente climatizzato. Il nucleo principale è costituito dalla preziosa raccolta di tessili antichi della chiesa. Al centro, la pala feriale di Paolo Veneziano, capolavoro del XIV secolo, la tavola della Madonna del latte (XIII-XIV secolo) e quella di Maffeo Verona (XVII secolo), copertura del dorso della Pala d'oro, tra i pochi esempi di pittura della basilica. Sono qui esposti anche i libri corali quattro e cinquecenteschi ornati di miniature, documenti della tradizione liturgica e musicale marciana, e oggetti dell'arredo liturgico.
La decorazione settecentesca della Sala dei Banchetti con gli affreschi del
soffitto di Jacopo Guarana, le eleganze rococò degli ornati di Francesco Zanchi,
gli stucchi di Bernardino Maccaruzzi realizzati da Francesco Re, completa
il percorso nel tempo espresso dai capolavori esposti nella sala.
A sigillare l'appartenenza dogale di San Marco con tutte le sue preziosità
domina la sala dall'alto il grande leone alato e nimbato, simbolo dell'evangelista
e della città.