Tappeti

A Venezia l'uso di tappeti, oltre che per i pavimenti delle chiese, per l'arredo delle case, su tavoli, deschi, sgabelli, cassepanche, terrazzi o balconi, è documentato ampiamente, fin dal Rinascimento, nell'iconografia pittorica (Vittore Carpaccio, Gentile Bellini, Lorenzo Lotto, Bonifacio de' Pitati, Paolo Veronese ecc.) e nei documenti d'archivio, ma ancora precedentemente grandi quantità di tappeti venivano importati nella Serenissima per essere smistati e riesportati poi in tutto l'Occidente.

I "cinque tappeti dei dogi" esposti sono tutti annodati in seta e broccati con oro e argento, di grande effetto decorativo, sono considerati fra i primi esemplari di una particolarissima produzione realizzata a partire dalla fine del XVI secolo a Isfahan, dove i laboratori reali producevano questi manufatti per la corte e per essere inviati come doni diplomatici ai regnanti e ai potenti dell'Europa.





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